Vini rossi a rifermentazione naturale in bottiglia

Il piacentino è notoriamente terra di vini frizzanti. Come sia nata questa tradizione resta un mistero per molti, certo è che i vini rossi frizzanti che si trovano in diverse regioni del nord Italia rimangono una particolarità poco sostenuta dal mercato italiano e internazionale, ma che può riservare piacevolissime sorprese.

Tradizionalmente il vino diventava frizzante naturalmente perché rifermentava nelle bottiglie in armonia con l’andamento climatico stagionale: dopo la vendemmia (che si svolgeva normalmente quando l’autunno era già vanzato) il vino veniva lasciato fermentare una prima volta e veniva imbottigliato giovane senza filtrazioni, quindi ancora vivo e ricco di lieviti e di sostanza attiva. A primavera con i primi caldi riprendeva la fermentazione. L’anidride carbonica invece di liberarsi nell’aria rimaneva nella bottiglia e si ottenevano così vini frizzanti.

Con il mutare dei gusti dettato dall’avvento dell’industria del vino e dell’industria alimentare negli anni Ottanta questi vini sono passati di moda. Il mercato chiedeva vini sempre più illimpiditi, standardizzati e i clienti delle nostre cantine piacentine hanno cominciato a storcere il naso per questi vini tradizionali che presentano un residuo sul fondo della bottiglia dovuto alla sedimentazione dei lieviti e delle sostanze attive del vino stesso.

Così è che la tradizione sopravvive oggi solo in ristrettissime nicchie di produzione. Scovare i pochi produttori di vini piacentino che ancora utilizzano la tecnica della rifermentazione naturale in bottiglia è stato un viaggio attraverso tanti e tanti incontri. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta e abbiamo messo a confronto 7 bottiglie di vini frizzanti a rifermentazione naturale dei colli piacentini con 8 bottiglie della stessa tipologia provenienti dal nord Italia.

Insieme a noi della redazione di Vinipiacentini hanno assaggiato questi vini  Sandro Sangiorgi, direttore della bellissima rivista Porthos, e dal Piemonte la nostra amica sommelier Irene Calamante. Ancora un piccolo appunto prima di iniziare con la cronaca della degustazione: la rifermentazione in bottiglia è scomparsa in vaste zone, ad esempio la Campania dove il Lettere ed il Gragnano non vengono più prodotti con questa ancestrale tecnica. Molte le difficoltà anche in Piemonte spariti i Brachetti complice anche una politica dei consorsi di tutela dei vini a me decisamente incomprensibile. Più facile trovare i vini nelle classicissime zone subappenniniche che vanno dall’Oltrepo Pavese al Modenese per giungere fino al ferrarese.

Per prima cosa alcune note generali su questi vini rari. I vini da noi assaggiati sono il risultato della vinificazione di uve di primissima scelta, dai risultati della degustazione questo risulta evidente. Lo stesso per la cura durante le varie fasi delle vinificazioni, i vini sono risultati tutti estremamente puliti al naso, netti, rispettosi delle annate, della tipologia e del vitigno. In quasi tutti i vini la carbonica è risultata fine (relativamente fine, non si tratta di bollicine bianche d’oltralpe) e ben amalgamata al vino. Altra nota generale, la bella complessità di questi vini e la grande capacità di evolvere nel tempo. Complessità parecchio superiore ai vini della stessa tipologigia rifermentati in autoclave, dove le microfiltrazioni, chiarifiche, rifermentazione veloce non permettono alle uve di sviluppare tutte le loro potenzialità. Inoltre un luogo comune da sfatare: il residuo sul fondo della bottiglia è si presente, ma per nulla fastidioso. Una lavorazione effettuata con cura e il tempo fanno la loro parte nel “pulire” i vini.

Veniamo al nostro Gutturnio, vediamolo in dettaglio rispetto ai vini delle altre regioni. Struttura molto buona, forse un filo inferiore alle bonarde dell’Oltrepo Pavese, Barbera e Bonarda donano complessità, ottima beva, e soprattutto un grande equilibrio. Insomma esce molto bene dal confronto con i suoi diretti concorrenti, rivelandosi adattissimo ad accompagnare anche i piatti più impegnativi della cucina padana.

Iniziamo dalla nostra terra piacentina con una stupenda macchina del tempo, ovvero bottiglie di vecchie annate, alcune addirittura con una quarantina d’anni sulle spalle.

La macchina del tempo

Abbiamo voluto verificare l’evoluzione nel tempo di questi vini frizzanti rifermentati in bottiglia e abbiamo chiesto ai produttori piacentini di scovarci in cantina qualche bottiglia di annate lontane, arrivando agli anni 60/70.

Abbiamo iniziato con 2 vini bianchi, entrabi ottenuti dalla vinificazione di malvasia aromatica di Candia in purezza, la prima una Malvasia dolce di Lusenti ancora molto bella al naso con note di caramella mou, salvia, e un bel miscuglio di spezie. Peccato che in bocca sia completamentamente ossidata. Stessa sorte per la Malvasia secca del Castello di Agazzano, classe 1973, decisamente morta. Peccato, perché la bottiglia gemella aperta lo scorso anno era un bellissimo cimelio, ancora con qualche bollicina residua e un grande naso, oltre ad una bocca più che decente.

Prima bottiglia ancora in buone condizioni il gutturnio di Villa Rosalba 1987, che si ci mette un venti minuti buoni a pulirsi e ad aprirsi, ma una volta uscito rivela un terziarizzazione da grande vino, e una bocca pressoché perfetta.

Sempre di Villa Rosalba un gutturnio 1996 fenomenale, integro pulito, evoluto ma ancora con tanta strada davanti. Chapeau.

Peccato per il sentore di tappo sul Gutturnio di Solenghi 2000, sotto questa dannazione si avvertiva ancora una grande freschezza e una materia ottima.

A fasi alterne i vini di Croci, da un 2003 davvero pesante, in quanto sconta ovviamente una annata torrida, si passa per un 2004 molto buono, ed un 2005 un poco scarico.

Insomma conferme che questa rifermentazione in bottiglia, quando ben eseguita, porta a risultati sorprendenti, permette evoluzioni nel tempo di grande spessore, cosa che i vini rifermentati in autoclave non presentano.

Ed eccoci alle bottiglie piacentine che si trovano in commercio adesso, analizziamo questi bicchieri piacentini in dettaglio:

Gutturnio Frizzante 2006 Villa Rosalba, ancora giovanissimo, molto pulito, ottima beva.

Gutturnio Frizzante 2007, Casa Benna. Questo è davvero grande, complessità, ottima beva, pulizia estrema giovanissimo ma già pefettamente bevibile.

Gutturnio Frizzante 2006, Massimiliano Croci. dopo qualche annata con risultati alterni il giovane Massimiliano Croci ha centrato il bersaglio. Grande beva, ottimo equilibrio, vino fine ed elegante (le vecchie vigne …)

Gutturnio Frizzante 2006, Solenghi Gaetano, grande materia non ancora del tutto espressa, vino concentrato potente da aspettare ancora lasciandolo in cantina un’altra estate. D’altra parte tutti i vini di Gaetano sono così, danno il meglio di se stessi a maturità compiuta (ho grande ricordo di una Bonarda 99, bevuta qualche mese fa, semplicemte perfetta).

Turnesol, Gutturnio Frizzante 2007 Lusenti, Gutturnio “metodo Classico”, ovvero rifermentazione naturale in bottiglia con sboccatura, primo anno di produzione. Giovanissimo, sboccatura appena eseguita, carbonica ancora non ben integrata. Giocato sull’eleganza più che sulla potenza, merita di essere seguito e riassaggiato tra qualche mese. Potrebbe essere una strada decisamente interessante.

Bonarda frizzante 2007 Tenuta Villa Tavernago, riserva speciale del produttore (sig. Pirovano), bel bonardone giocato sul frutto, tannino in abbondanza ancora da addomesticare, more e prugne appena colte al naso ed in bocca, evoca merende a base di salumi piacentini.

Vein Russ 2007, vino da tavola, La Travata, gutturnio travestito da vino da tavola in quanto prodotto al di fuori dalla zona del DOC. Forse l’unico 2007 che patisce un poco l’annata calda, buona acidità, buona struttura ma un residuo zuccherino un poco alto rende fatiosa la beva.

Gli antagonisti, o meglio i compagni di cordata di altre regione e provincie. Bellissime le differenze tra i lambruschi, ottimi i vini. Bonarde oltrepadane, non ancora pronte (erano entrambi vini non ancora in commercio) ma grandissima materia e classicissima interpretazione del vitigno, grandissima territorialità. La Fortana, piacevolezza del sapido, rivendica l’origine, le viti stanno infatti a pochi chilometri dal mare. La grande sorpresa la Freisa di Canato, grande eleganza sia in bocca che al naso, struttura sottile ma per nulla esile. Ecco nel dettaglio l’elenco dei vini assaggiati:

Dal Piemonte:
Monferrato Freisa – Canato Marco, Vignale Monferrato (AT).

Dalla Lombardia:
Bonarda Ultrapadum – Azienda Agricola Bisi, San Damiano al Colle (PV)
Bonarda – Azienda Agricola Fausto Andi, Montù Beccaria (PV)

Dall’Emilia:
Provincia di Parma:
“Il Mio” Lambrusco 2007, Camillo Donati, Arola
Otobbòr 2007, Crocizia, Pastorello di Langhirano

Provincia di Reggio Emilia:
Sottobosco 2007, Cà de Noci, Puianello di Quattro Castella

Provincia di Modena:
Fontana dei Boschi 2007, Lambrusco, Vittorio Graziano, Castelvetro

Provincia di Ferrara:
Surliè 2007, Fortana, Mirco Mariotti, Argenta

Commenteremo più ampiamente queste bottiglie su Sorgentedelvino.it (http://www NULL.sorgentedelvino NULL.it/), state pronti a leggere…