Vigna del Volta, il passito di malvasia de la Stoppa

la-stoppa-vignadelvolta_etichettaL’abbiamo detto tante volte, i vini dolci sono il vero e proprio fiore all’occhiello della vitivinicoltura piacentina. Questo anche grazie al vitigno da cui molti di questi vini derivano, la Malvasia aromatica di Candia.

Con grande lungimiranza la Stoppa nel 1995 ha messo sul mercato il passito di malvasia Vigna del Volta e con questo vino ha ottenuto grandi soddisfazioni e importanti riconoscimenti (non ultimo i Tre bicchieri del Gambero Rosso in diverse annate).

La mezzina (bottiglia da 0.50 lt) in cui viene venduto il vino è rimasta sempre uguale in questi 13 anni di Vigna del Volta e così l’etichetta, molto fine ed evocativa. Ma quale storia si cela dietro questa figurina medievale che Elena Pantaleoni ha scelto come “volto” del proprio vino?

Il vino prende il nome dalla vigna da cui provengono le uve, si chiama proprio vigna del Volta. Volta era il nome del mezzadro che si occupava di curarla, quella era la vigna del signor Volta e con questo nome è arrivata fino a noi. Si parla ovviamente di tempi lontani: la mezzadria si è diffusa a partire dal basso medioevo in varie parti d’Europa, come rapporto produttivo inquadrato nel sistema feudale. Si tratta di un contratto agrario d’associazione con il quale un proprietario di terreni (chiamato concedente) e un coltivatore (mezzadro), si dividono (tipicamente a metà) i prodotti e gli utili di un’azienda agricola (podere) ed era particolarmente diffusa nelle regioni dell’Italia centrale. Qui sui colli piacentini la mezzadria non era istituzionalizzata come in Toscana, ma era un sistema assolutamente diffuso.

“Quando abbiamo iniziato a pensare all’etichetta subito l’idea è andata a questa figura di mezzadro che ha curato e fatto crescere la nostra vigna centinaia di anni fa; abbiamo cercato nei libri antichi un’immagine evocativa che lo rappresentasse.”