Vicobarone, una cantina sociale sulla strada della qualità

Questo 2009 è iniziato con grandi novità nella Cantina di Vicobarone, la cantina sociale che raccoglie numerosi viticoltori che conferiscono le uve coltivate in Val Tidone. Il nuovo consiglio di amministrazione, presieduto dal giovane Carlo Bassanini, ha infatti proposto ai propri soci un piano di lavoro sulla viticoltura di qualità che riguarderà quest’anno circa il 20% dei conferenti totali della cantina che corrispondono a circa 35/40 ettari di vigneto. Si stringe inoltre la collaborazione con l’Università del Sacro Cuore di Piacenza, e in particolare con il Prof. Mario Fregoni, in un’ottica di regolamentazione della gestione del vigneto e della vendemmia tesa alla qualità.

Carlo Bassanini della Cantina Sociale di VicobaroneCarlo Bassanini, 35 anni compiuti da pochi giorni, oltre ad essere consulente strategico organizzativo che si occupa principalmente di banche e di responsabilità sociale di impresa, è viticoltore a Creta e socio della cantina da molti anni. Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio le idee e i progetti legati a questa strada nuova della Cantina di Vicobarone.

Cosa significa per lei lavorare sulla qualità?
Vogliamo puntare a vini territoriali con elevata personalità, senza correre dietro alle mode, ma valorizzando i punti di forza della nostra zona che abbiamo individuato nel Gutturnio e nella Malvasia di Candia aromatica. Questo per quanto riguarda i vini più strutturati, mentre bisogna riconoscere la caratteristica dell’Ortrugo come vino giovane e frizzante. Vogliamo inoltre lavorare con l’Ervi, l’incrocio fra barbera e bonarda ottenuto presso un vigneto di Montalbo di Ziano nel 1970 e che ha dimostrato di poter migliorare il Gutturnio apportando più colore, un buon grado zuccherino e diminuendone l’acidità.

Per fare questo vogliamo lavorare sulla gestione del vigneto, sulla zonazione, sulla gestione della vendemmia seguendo i soci meno esperti in questo metodo di lavoro con indicazioni chiare sulle operazioni in vigna. Il protocollo agronomico messo a punto riguarda tipo di forma di allevamento, potatura, gestione della chioma, trattamenti antiparassitari, concimazioni, diradamento dei grappoli e raccolta

Dalla nostra parte abbiamo anche l’ampia scelta: possiamo permetterci di selezionare i vigneti migliori per includerli in questo “patto di qualità”. In base alla zonazione fatta dall’Università forniremo indicazioni sui nuovi impianti ai soci che devono rinnovare i vigneti ma terremo anche monitorate le fasi di maturazione in vendemmia per portare in cantina uve mature al punto giusto. Come cantina sociale abbiamo sicuramente carte importanti da giocare su questo piano: possiamo scegliere i vigneti miglioi tra più di 700 ettari, disponiamo di mezzi tecnici (attrezzature e laboratori) e commerciali, potremmo essere una realtà trainante per il nostro territorio.

Come hanno risposto i soci alla vostra proposta?
Non stiamo parlando di grandissimi numeri, ma in generale la risposta è stata buona. Alcuni viticoltori che vinificano anche in proprio stanno già percorrendo questa strada nei propri vigneti da anni, ma questo discorso ha incontrato anche l’interesse di conferenti totali. Prevediamo anche un prezzo diverso per le uve dei soci che hanno aderito al patto di qualità. Anche l’età dei produttori di uva è un fattore importante, i più anziani sono ancora abituati a pensare che più si produce più si guadagna, ma per noi essere riusciti a coinvolgere il 20% dei nostri soci al primo anno va bene. Prevediamo infatti di sviluppare il progetto nell’arco di tre anni.

Questo per quanto rigurda le uve che arrivano in cantina, in cantina come pensate di gestire il lavoro su questi nuovi vini?
Poiché la prima vendemmia sarà tra qualche mese stiamo ancora valutando alcuni aspetti logistici e organizzativi, ad esempio se sia necessario un adeguamento delle strutture per lavorare queste uve separatamente. E con il nostro enologo stiamo definendo le caratteristiche che dovrà avere il prodotto finale sia confrontandoci con il mercato (italiano e internazionale) e con aziende che da più tempo di noi stanno lavorando su prodotti di qualità che, soprattutto, cercando di definire una nostra identità.

Anche rispetto all’estero non vogliamo svendere i nostri vini, stiamo riservando le selezioni a questo mercato e ci stiamo muovendo non su paesi emergenti, ma su mercati europei consolidati e disposti a investire sui nostri vini. L’esportazione dev’essere un’occasione per il vino italiano, un’occasione per farsi conoscere con i propri vini migliori.

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Un ringraziamento e un grande in bocca al lupo a tutto lo staff della Cantina di Vicobarone nella speranza di veder crescere questo progetto con successo.