Verso una vera viticoltora di qualità sui colli piacentini

Tempo di proposte per il cambiamento del Disciplinare di produzione dei nostri vini, proviamo anche noi a dire, a esprimere il nostro parere. Non è una proposta, non verrebbe mai accettata, ma probabilmente è l’unica via verso la qualità che consentirrebbe la sopravvivenza della viticoltura su questi colli.

La proprietà estremamente spezzettata, la forte individualità del viticoltore piacentino, non consentono produzioni industriali, meccanizzate, o almeno meccanizzate in modo redditizio.

Partiamo da una realtà oggettivamente molto difficile, il vino piacentino è praticamente sconosciuto fuori da quell’area storica dove viene consumato, la provincia e quelle limitrofe, e troppo spesso la qualità del prodotto è troppo bassa, troppo incostante per affermarsi con una propria identità territoriale. Troppo spesso, inoltre, sono state cercate scorciatoie, trucchi più o meno leciti per riuscire a stare nel mercato di fascia bassa, tanto per chiarezza quello delle bottiglie a prezzi da hard discount. Rese per ettaro di oltre il 300% del consentito, errori negli impianti, ettari piantati con barbere del Rodano (leggi syrah), tagli con vini da uve di dubbia qualità e di non precisata provenienza.

Uscire da questo circolo è difficile.

Fatto questo cappello introduttivo, abbastanza impietoso, provo ad indicare una via d’uscita.

Vini Bianchi

Per tutte le tipologie rese massime di 10 tonnellate ettaro (in uva).

– riunire in una unica tipologia Monterosso, Valnure, Trebbianino denominandola Bianco Piacenza e permettendo la dicitura “da uve coltivate in (nome della valle)” estendento anche alla Val Tidone questa possibilità.

Base ampelografica: Malvasia aromatica di Candia, Ortrugo, Trebbiano romagnolo in percentuali variabili, con un massimo del 10% di altre uve a bacca bianca presenti in azienda e autorizzate dalla provincia.

Tipologie tranquillo, vivace, frizzante, spumante.

Per la tiologia “tranquillo” è permesso il passaggio in legno.

Qualora la rifermentazione sia stata effettuata in bottiglia deve essere possibile segnalarlo in etichetta.

Malvasia ed Ortrugo: come sopra ma devono essere vinificate in purezza. Conservano ovviamente le loro doc Colli Piacentini.

Malvasia Passito: tutto come ora, estratto secco minimo 25 gr/l, l’appassimento deve essere al sole o in fruttaio, vietata la concentrazione con altri mezzi. Non è possibile aggiungere mosti concentrati. Base ampelografica Malvasia Aromatica di Candia minimo 85% Moscato max 15%.

Sauvignon blanc Chardonnay e Pinot grigio rimane tutto invariato.

VINI ROSSI

Gutturnio frizzante o vivace: base ampelografica barbera dal 50-70% bonarda 30-50%, rese 11 tonn/ha, acidità minima 5.5 gr/l, qualora la rifermentazione sia effettuata in bottiglia è possibile indicarlo in etichetta.

Gutturnio superiore: base ampelografica barbera dal 50-70% bonarda 30-50%, rese 10 tonn/ha, acidità minima 5.5 gr/l, possibile ma non obbligatorio l’affinamento in legno, messa in commercio dal 1/11 dell’anno seguente la vendemmia.

Gutturnio riserva: base ampelografica barbera dal 50-70% bonarda 30-50% provenienti da vigne escusivamente aziendali di almeno 15 anni di età, rese 8 tonn/ha, acidità minima 5 gr/l, passaggio in legno di almeno 9 mesi, messa in commercio dal 1/10 del terzo anno seguente la vendemmia. La messa in commercio dell’annata è subordinata dal parete favorevole di almeno il 70% dei produttori.

La stretta decisa su tipologie, e soprattutto la stretta sul Gutturnio Riserva, serve a tipicizzare e incrementare la qualità del prodotto. Vista anche l’esiguità della produzione dovrebbe essere uno sforzo sostenibile dalla viticultura piacentina.

La menzione “Classico” può essere apposta nelle versioni tranquille di vini prodotti da uve provenienti da vigne iscritte all’Albo.

A nostro parere la tipologia gutturnio fermo, dovrebbe essere abbandonata integrandosi in parte nella tipologia superiore, e in parte invece confluendo in una nuova tipologia IGT piacenza rosso con una base ampelografica di barbera e bonarda in percentuali variabili per un minimo del 70% complessivi e con la possibilità di aggiungere altre uve a bacca rossa autorizzate in provincia permettendo la dicitura “da uve coltivate in (nome della valle)”.

Rese per ettaro 11 tonn, è permeso il passaggio in legno.

La messa in commercio di questo vino sarebbe possibile dal 1 maggio seguente la vendemmia.

Barbera, bonarda, cabernet sauvignon conservano le loro attuali doc.

Per tutti i vini protetti da denominazione controllata deve essere possibile inserire in etichetta la dicitura “da uve provenienti da vecchie vigne“. Tale dicitura può essere apposta nel caso le vigne abbiano almeno 30 anni di età.

Chiudo ribadendo una sola cosa. La qualità e la tipicizzazione sono l’unica via percorribile per i vini dei nostri colli.