Una chiaccherata con Renato Besenzoni contro i sapori appiattiti

Nel centro della piccola frazione Cortina vicino ad Alseno, a pochi chilometri da Castell’Arquato e a pochi metri dalle Terme di Bacedasco, si trova un piccolo ristorante dalla lunga storia, il ristorante da Giovanni. Il passante distratto si lascerà ingannare dallo stile apparentemente dimesso del locale e forse non ne varcherà la porta, ma in questo ambiente di un’eleganza casalinga in cui pochi tavoli si rivelano tra oggetti d’arte e antichi oggetti rurali, si trova una delle cucine migliori del piacentino, tanto da aver meritato una stella tra I Ristoranti di Veronelli. La parte vecchia del locale, già dal 1700, era adibita a stallo dove era anche possibile sfamarsi. L’attività di osteria inizia nel 1919, si producevano vini, salumi, ed era l’unico “negozio” del paese. La famiglia Besenzoni inizia la gestione nel 1964 e da allora i genitori Giovanni e Carolina propongono la cucina tipica piacentina così come piatti più ricercati ma sempre provenienti dagli ingredienti tipici locali.

Abbiamo incontrato il figlio Renato Besenzoni, che ora conduce il ristorante, per parlare di vino dopo avere sfogliato la sua carta dei vini in cui accanto ai più noti champange francesi e vini rossi piemontesi e toscani fanno bella mostra i nostri vini piacentini e piccole perle scoperte nella viniviticoltura italiana, come un ottimo Nero d’Avola consigliato da un amico… L’attenzione per la qualità passa attravero i dettagli, perché anche il vino della casa è stato scelto con cura, si tratta infatti del Gutturnio vivace e dell’Ortrugo vivace prodotti da Il Poggiarello.

Cosa mi dice del vino dei Colli Piacentini?
Dire che i vini piacentini sono buoni è scontato – inizia a raccontare Renato Besenzoni – è sufficiente assaggiarli per accorgersene… In questi ultimi anni Piacenza si è fatta conoscere in Italia per la qualità dei suoi vini, ma questo miglioramente nella qualità della produzione porta con se un rischio di appiattimento dei sapori, un rischio di omologazione per cui un Cabernet ovunque viene prodotto ha lo stesso sapore. Questo è un rischio che si corre anche in cucina, ma nei piatti è più facile mantere la tradizione el territorio, perché comunque si parte da ingredienti più caratteristici e differenziati. Poi restano anche nel piacentino dei piccoli produttori che conservano la tipicità della tradizione, cioè i vini vivaci.”

I suoi clienti apprezzano il vino vivace?
Il vino vivace deve avere certe caratteristiche… sostanzialmente deve essere buono! Nonostante qui si servano solo vini di buona quaità non tutti i nostri clienti apprezzano il vino vivace, un po’ per proprio gusto, un po’ perché spesso non li hanno mai assaggiati. Quando mi dicono “faccia lei” propongo anche questi vini che abbinati ai nostri salumi sono perfetti: il Monterosso o l’Ortrugo si accompagnano benissimo ai salumi piacentini. Ma è un abbinamento che va scoperto! E poi sono vini più giovani di cui se ne può bere un bicchiere di piò senza che dia fastidio.

E i vini piacentini più importanti?
Ci scontriamo con qualche difficoltà nel proporre i vini locali più costosi, non perché non debbano costare, ma perché chi viene a cena e magari sta vivendo un momento importante di fronte a un barolo e a un vino piacentino che hanno lo stesso prezzo (magari sui 25 euro) preferisce concedersi oltre al gusto del vino anche il nome di un vino come il barolo… E ribadisco: le cantine vitivinicole piacentine che lavorano sulla qualità hanno gli stessi costi delle piemontesi, quindi è ovvio e giusto che il prezzo delle loro bottiglie sia alto, ma c’è ancora una sorta di diffidenza tra le persone che devono sceglierli. Solo perché il vino dei Colli Piacentini non ha ancora un nome rinomato come altri vini italiani, solo per questo…

La spesa per una cena è di circa 50 €

E’ consigliata la prenotazione al numero: 0523/948304