Tappi di sughero, dalla pianta alla bottiglia. Incontro con il Sugherificio Artigiano

Come si fa un tappo di sugheroIl tappo… tarlo di produttori e consumatori di vino in questi ultimi anni… Tappo di sughero o tappo di silicone? Tappo a corona… Tappo di vetro (addirittura!)… Ebbene, abbiamo deciso di entrare nell’universo tappo andando a parlare con una famiglia di artigiani che lavora in un laboratorio di medie dimensioni nella periferia di Fidenza (Parma) per produrre tappi di sughero artigianali di qualità: la famiglia Luciano del Sugherificio Artigiano. Giovanni Luciano, nato a Calagianus in Sardegna, ha iniziato a lavorare il sughero molto giovane e dopo tanti anni trascorsi in sugherificio, nel 1975 ha aperto una propria azienda a Fidenza. Oggi è affiancato dalla moglie Rosanna e dai due figli Michele e Antonio che si sono appassionati a questa professione difficile e affascinante. Abbiamo parlato con Antonio.

Da dove viene il sughero che utilizzate per i vostri tappi?
Tutto il sughero che utilizziamo proviene dalla Spagna (Andalusia) e dal Portogallo. Essendo sardi di origine e avendo contatti con persone, anche di famiglia, in Sardegna, quando c’è una partita buona di sughero sardo la compriamo, ma il sughero sardo, che è ottimo per l’alta qualità, da’ problemi sulle basse qualità. Con quello spagnolo e portoghese non abbiamo questi problemi. Noi ci siamo specializzati sull’alta qualità e vendiamo sia direttamente alle cantine che ad altri produttori di tappi che rivendono poi i nostri prodotti. Occorre una grande esperienza per fare tappi naturali di sughero di qualità e qui nel nord Italia sono pochissimi ormai gli artigiani in grado di fare questo lavoro…

Come nasce il tappo di sughero?
Partiamo dall’inizio: il sughero è la corteccia di una pianta e può essere “raccolto” ogni 10 anni. Noi andiamo nei boschi (sugheraie) dove le cortecce vengono ammucchiate e classificate per qualità e acquistiamo direttamente nel bosco il sughero che ci interessa.
Il primo passaggio che subisce il sughero è la bollitura, necessaria perché altrimenti le lame non taglierebbero il sughero, noi affidiamo questo delicato processo a una ditta spagnola che garantisce un lavoro accurato. La lavorazione del sughero deve avvenire al massimo entro una settimana dalla bollitura, meglio se entro 2/3 giorni. Dopo la bollitura il sughero arriva qui, tagliamo con la lama per fare delle strisce di altezza variabile in base al tappo che vogliamo fare. Quindi le strsce di sughero passano alla fustellazione: qui abbiamo una macchina moderna che fa tutto da sola e una macchina manuale che usiamo per i lavori che necessitano di maggiore precisione e per certi tipi di corteccia. Il sughero viene poi asciugato e cartavetrato per uniformare e lisciare i tappi. Segue un lavaggio, che può essere fatto al naturale o sbiancando il tappo, e la selezione finale per determinare la qualità di ciascun tappo che viene fatta prima da una macchina e poi da una persona che li sceglie inbase a colore e odori. Il tappo viene poi stampato e lubrificato con olio per enologia o silicone e infine è pronto!

Parliamo di odore di tappo: quali sono i problemi che possono portare un tappo a dare al vino quell’odore?
Come dicevamo prima noi lavoriamo principalmente sulla qualità, quindi per noi è molto importante offrire ai nostri clienti tappi con meno problemi possibile. Tramite l’Università Cattolica di Piacenza, facciamo delle analisi organolettiche dei tappi: vengono immersi 100 tappi in vino bianco neutro, viene quindi scaldato e in questo modo si può sentire l’odore dei tappi. In genere siamo molto al di sotto del 3% consentito dalla legge.
L’odore di tappo spesso è dovuto alla raccolta del sughero vicino al piede della pianta o alla raccolta prematura del sughero: il sughero ha bisogno di almeno 10 anni prima di essere raccolto e di restare all’aria per due estati prima di essere utilizzato. Il sughero va conservato sempre correttamente su bancali lontano dall’umidità. Altri problemi possono essere dovuti al lavaggio: se non si usa acqua pulitissima per la bollitura iniziale possono crearsi muffe dannose. Ma non è solo in lavorazione che possono crearsi difetti: anche in cantina occorre prendere alcuni accorgimenti: bisognerebbe rimettere in cisterna le prime 60/70 bottiglie imbottigliate, ma non tutti lo fanno… Le bottiglie non devono essere eposte al sole e non devono essere coricate subito a fine imbottigliamento…

Cosa ne pensa dei tappi in silicone?
Il vino imbottigliato utilizzando tappi di sughero naturale e tappi di silicone matura molto diversamente, non c’è paragone… ma io non sono contrario al silicone, può essere anche una fortuna perché non c’è abbastanza sughero per tutto il vino che viene prodotto. Tutto dipende da che vino vuoi ottenere.

Guardando una striscia di sughero fustellata si vede uno scarto enorme, come viene riutilizzato questo sughero?
In effetti solo il 30% del sughero di una corteccia diventa tappo, il rimanente 70% viene utilizzato come materiale da isolamento. Però dopo la prima fustellatura della strisica di sughero non tutto è scartato: costa troppo e occorre ottenere il più possibile da una striscia prima di “buttarla”: con questi primi resti di lavorazione esperti artigiani compongono a mano dei cubetti di sughero di primissima scelta. E’ un mestiere quasi in estinzione, ma molto importante!

E così salutiamo Antonio e la sua famiglia ringraziandolo per il bell’incontro e le informazioni che ci hanno fornito. E per chi tra voi volesse maggiori informazioni può scrivere all’indirizzo sugherificioartigiano@libero.it (sugherificioartigiano null@null libero NULL.it)