Ortrugo, il vino nato da un vitigno recuperato

La storia e le caratteristiche di questo vitigno da sempre presente sulle colline piacentine ma che sembrava essere perduto. E’ stato ritrovato all’inizio degli anni Settanta e sono cominciate le vinificazioni sperimentali, da lì alla situazione odierna la strada fatta è stata veramente tanta…

ortrugo-grappoloL’Ortrugo è oggi il vino bianco piacentino più diffuso e fa da perfetto compagno di scaffale al ben più noto Gutturnio. Il vitigno è sempre stato presente nel territorio piacentino ma veniva utilizzato come uva da taglio. Con l’affermarsi della Malvasia di Candia aromatica i vigneti di Ortrugo sono stati in larga parte estirpati e comunque per anni non è stato riconosciuto il valore di questo vitigno che non veniva vinificato in purezza.

E’ solo all’inizio degli anni Settanta e grazie all’interessamento di alcuni viticoltori piacentini che viene riscoperto l’Ortrugo come vitigno degno di dare vita a un vino tutto suo. Il vino si presenta di colore paglierino chiaro tendente al verdognolo e ha un sapore secco o abboccato con un retrogusto amarognolo. Viene in genere , e tradizionalmente, prodotto nelle tipologie frizzante o spumante, ma ultimamente per andare incontro ai gusti di un pubblico più vassto abbiamo potuto assaggiare esempi di ortrugo in versione ferma.

Il vitigno è decisamente vigoroso e si presta meglio alla coltura in terreni poveri collinari dove riduce sensibilmente la produttività a favore della qualità del grappolo. Ma vediamo di ripercorrere la storia della sua riscoperta insieme ad uno dei protagonisti, il signor Luigi Mossi, titolare dell’azienda vitivinicola Mossi ad Albareto di Ziano Piacentino.

 

Lei, Sig. Mossi, è da tutti riconosciuto come il padre dell’Ortrugo, ci può raccontare come è avvenuta questa riscoperta?
Siamo all’inizio degli anni Settanta, in azienda avevo un angolino di vigneto in cui erano rimaste diverse piante di Ortrugo. Era rimasto perché si trattava di un pezzo di vigneto piccolissimo, in una brutta posizione dove era difficile lavorare e anche andare ad estirparlo. Non avevamo mai vinificato queste uve in purezza e prima di tirarlo via volevo fare questo esperimento, così lo abbiamo vinificato, l’abbiamo assaggiato con gli amici e tutti hanno apprezzato questo vino molto diverso dalla Malvasia che in quegli anni caratterizzava quasi tutta la produzione vitivinicola piacentina. Così prima di estirpare quel pezzettino di vigna ho fatto fare le barbatelle e ho impiantato il primo vigneto di ortrugo. Mi davano del matto all’inizio, ma poi si vendeva meglio della Malvasia e in molti hanno dovuto ricredersi…
E così arriviamo negli anni Ottanta, con la crisi della Malvasia, occorreva puntare su un altro vitigno e per me era importante puntare su un vino che avesse una propria personalità piacentina: qui crescono molto bene sia lo Chardonnay che il Pinot o il Riesling, ma non sono piacentini, invece l’ortrugo appartiene alla nostra tradizione e così sono partito! Prima da solo e poi piano piano seguito anche da altri viticoltori che hanno impiantato piccoli appezzamenti di Ortrugo per provare e infine hanno creduto in questo vitigno autoctono piacentino. Ed è proprio all’inizio degli anni Ottanta che il vino ha ottenuto la Denominazione d’Origine Controllata.

Quali sono oggi le zone in cui si beve ortrugo? E’ amato solo qui nella nostra provincia di Piacenza o esce dai nostri confini?
Oggi lo si vende ancora molto sia nelle altre province dell’Emilia-Romagna, sia in Lombardia. Inoltre nelle zone in cui viene tradizionalmente cucinato il pesce lo si vende bene in versione ferma.

Appena imbottigliato e fino all’estate l’Ortrugo ha bei profumi e una sua freschezza molto piacevole, ma ci sembra che dopo l’estate perda queste caratteristiche, lei concorda?
L’ortrugo cala dopo l’estate se viene imbottigliato tutto subito, se invece lo si imbottiglia a poco a poco nel corso dell’anno mantiene le proprie caratteristiche e noi ovviamente facciamo così: lo conserviamo in serbatoi termocontrollati e lo imbottigliamo nel corso di tutto l’anno.

Se dovesse descrivere l’Ortrugo a una persona che non l’ha mai assaggiato cosa direbbe?
In realtà non lo descriveri con le parole di un sommelier, ma cercando di trasmettere tutto il piacere che da’ a me, cerchi di immaginarsi: arrivi a casa la sera stanco, fa caldo, manca mezz’ora a cena e così prendi un pezzo di grana, un crostino di pane e bevi un bicchiere di ortrugo… E’ un grandissimo piacere con quel suo salatino che ha sotto che lo rende del tutto particolare! A me piace da matti… Certo, ci sono grandi vini per grandi occasioni e questo non è il caso dell’ortrugo, l’ortrugo è un vino per il piacere di tutti i giorni: fresco ed estremamente piacevole.

Credo che queste ultime parole esprimano al meglio le caratteristiche di questo vino piacentino fresco, immediato, estivo.