Macchiona, 10 bottiglie a confronto, dall’85 ad oggi

Iniziamo al contrario del solito con i ringraziamenti. Davvero grazie a Elena Pantaleoni , Giulio Armani e a tutto lo staff de ” la Stoppa” per questa bellissima iniziativa, svoltasi venerdì 20 ottobre.

La degustazione era dedicata agli appassionati, soprattutto a quelli del mondo di internet, persone che di vino parlano attravero canali telematici.

Nel corso della serata non sono mancate sorprese, iniziate con aperitivo, uno spendido Sauvignon blanc del 90, servito scaraffato e assolutamente anonimo. A commento di questo vino ecco quello che ha scritto Marco, un appassionato milanese al suo primo contatto con i vini della Stoppa: ” il sauvignon del 90 è un vino di una complessità e di un’eleganza rare. Un’ossidazione incantevole, ne stapperei una bottiglia ogni 6 mesi per vedere l’evoluzione, perchè ha ancora molto da dare!”

Ma veniamo alla Macchiona, per chi non conosce questo vino è un taglio barbera bonarda in percentuali uguali 50 e 50, proveniente dalle migliori vigne aziendali, vinificato con lunghe macerazioni senza aggiunta di lieviti, lunghi affinamenti prima in legno poi in bottiglia. Voi che questo vino non lo conoscete leggendo penserete si tratti di Gutturnio. Avete perfettamente ragione, la Macchiona è uno spendido esempio di quello che potrebbe essere il Gutturnio riserva, nonostante la sua veste prima di vino da tavola poi di IGT Emilia.

Veniamo alle annate e alle note di degustazione, pure queste rubate ad un appassionato Schigi, grande assaggiatore, ottimo bevitore da sempre appassionato dei vini della Stoppa:

2003 Colore molto giovane, ottima consistenza glicerica ed alcolica. Naso con futtato pulito fresco e leggermente balsamico. In bocca ben equilibrato con tannini maturi e compatti. Finale alcolico molto caldo.

2002 Bellissimo aspetto, naso con ingresso speziato (chiodo di garofano) e cuoio. In bocca tannino vigoroso sostenuto e accentuato da acidità. Discreto corpo e sufficiente persistenza.

2000 Colore affascinante. rubino con unghia compatta, brillante e pieno. Naso molto ampio e complesso. Parte la nota floreale con una viola calda ben in evidenza, segue un fruttato di sottobosco fresco e pulito (lampone) e finisce con accenno balsamico (menta, radice di liquirizia), terroso e animale. Alcolico, caldo e avvolgente, equilibrato e con una persistenza che supera in scioltezza i 10 sec.

1998 Rubino brillante, riflesso leggermente aranciato, archetti fitti e veloci. Chiuso in partenza e con un pizzicore da rifermentazione che va via dopo energica shakerata, ma bottiglia sfortunata.

1997 All’aspetto il più maturo, finora.Naso da inseguire ma fine ed ampio. Tabacco dolce, cuoio, pepe, marmellata di ciliegie. Magro in bocca, ma ancora estremamente equilibrato e non cedevole.

1996 Granato saldo e brillante. Bella intensità olfattiva su note terziarie. Caffè 100% arabica, pelliccia anni ’70 (direi volpe) tenuta nell’armadio, floreale rosso secco. In bocca sorprendentemente fresco tannino presente e “dolce”, finale asciutto e pulito.

1991 Brillante granata con unghia ancora compattissima. Caucciù, idrocarburi, etilico.Segue speziatura dolce. In bocca è grande, equilibrato, pieno, voluminoso e con un finale lungo e piacevolmente alcolico.

1988 Il colore continua ad essere senza il minimo cedimento… Accenno di salmastro iodato, karkadè. In bocca tannino cedevole ma con acidità che sostiene a sufficienza, bottiglia che a mio parere ha patito parecchio la scaraffatura.

1986 Il colore più bello.Granato intenso molto boudoir. Anche qui iodio da Islay, salsa di ostriche, cera d’api, tabacco, estratto do carne, carte da gioco usate. Tannino dolce ma ben presente e acidità fresca con buona persistenza.

1985 Aspetto ancora una volta imperioso. naso da Champagne di almeno 10 anni con generosa dosatura. Albicocca secca, smalto, e ad un certo punto una nettissima scorza d’arancia fresca. In bocca pieno, vivo, giovane e con un bel finale.

Note di degustazione della singola bottiglia a parte, quello che esce è una continuità stilistica, vini fatti da bere e non da degustare, una espressione di grande qualità che lascia sempre trasparire l’annata e il terroir. Il taglio barbera bonarda può piacere o meno, è questione di gusti personali, ma qui siamo certamente davanti a un grande vino espressivo, vivo e vero. Almeno tre annate al di sopra dei 90 punti, e, ancora una volta, sfatato il mito del vino piacentino beverino, ancora una volta e forse come mai prima d’ora ci tocca inchinarci davanti alla bellezza di bottiglie di vendemmie di qualche lustro fa. Unico appunto abbiamo avuto tante bottiglie e un tempo relativamente breve per seguire l’evoluzione del vino nel bicchiere, la mutevolezza al naso meritava un ascolto più attento. Questo è stato confermato dalla mezza bottiglia di 91 che mi sono portato a casa a fine degustazione. Il giorno seguente era più definita, netta, nonostante lo sbattacchiamento del viaggio in auto.

Per concludere un piccolo video di Elena che presenta la sua Macchiona (grazie a ilvinauta.it)

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=bntAHsM6Jbo&feature=related[/tube]

Al termine un piatto di pisarei e fasò, accompagnato ancora da sorprese… Ageno 2002, spendido nella sua veste oro antico, Barbera 96 vitigno da poveri e vino da re, e per chiudere quella chicca del Buca delle Canne 2001, semillon in purezza botrizzato. Su quest’ ultimo vino torneremo con un reportage completo merita davvero conoscere ttutto di questa stranezza piacentina, dalle vecchie viti. alla tecnica vendemmiale, la vinificazione ed i risultati dentro la bottiglia.

Ringrazio a nome di vinipiacentini e di tutti i partecipanti ancora Elena e Giulio, grazie davvero per la spendida accoglienza, per la passione da veri vignaioli, per la voglia e la semplicità nel raccontare i loro vini e loro stessi.