Le potature, come sono e come dovrebbero essere

Un incontro tra Paolo Rusconi e Giulio Armani per parlare di vigneti e di potature.

Andando per vigne ci sono venuti alcuni dubbi, così in questi mesi ho girovagato per l’intera provincia, cercando di capire qualcosa degli impianti esistenti. La vite, denudata dall’inverno, mi risulta più semplice da capire.

Potatura del vignetoLa foto che vedete qua a fianco non fa certo onore alla nostra viticultura, 8 metri di tronco legnoso, 10 capi a frutto con una ventina di gemme cadauno.

Per fortuna si tratta di una esagerazione poco frequente, è più facile incontrare impianti potati a un solo capo frutto, con una decina di gemme più lo sperone di rinnovo.

Così per chiarirmi le idee ho chiesto a Giulio Armani, enologo che cura vini e vigneti della Stoppa, di parlarmi delle potature. Ci siamo limitati a parlare del Guyot, che è il sistema di impianto più diffuso.

La prima domanda a Giulio è stata: A cosa serve la potatura ? Perentoria la risposta, “solo ed esclusivamente a permettere uno sviluppo armonico ed equilibrato della vite”. “Occorre occhio, buona pratica, ma soprattutto capire la singola vite”. Con qualche disegnino Giulio mi spiega questo concetto semplice, ma estermamente importante. ” Quando arrivi a potare , hai già il vigneto, il sesto di impianto e la pianta è quello che la sua natura le ha dato. L’unica cosa possibile è rispettare queste caratteristiche. Nello stesso impianto ci posssono essere piedi che vegetano poco, e qui è possibile lasciare anche solo 4 gemme sul capo frutto, in altre con forza vegetativa più alta si lasceranno sei gemme, mentre per le peggiori si dovranno lasciare otto o anche 10 gemme per tralcio. Se il rapporto forza vegetativa – gemme è troppo alto a favore della prima si otterranno grappoli con acini molto grandi, quindi troppo ricchi di zuccheri e poveri di componenti della buccia. Potando troppo lungo si ottiene unicamente uva che faticherà a maturare, quindi povera in tutte le componenti.

Potatura corretta del vignetoQuindi equilibrio in potatura, seguito dal diradamento dei grappoli, che non è possibile evitare nonostante i costi, specialmente per le varietà più produttive come la barbera. Secondo me l’ideale è avere un grappolo per ogni gemma lasciata, meno non è possibile.

Ovviamente la maggior parte del lavoro sulla qualità dell’uva e del vigneto deve essere fatto a monte. Scelta del vitigno adatto al terreno, selezione clonale, scelta del sesto d’impianto, dopo possiamo solo garantire equilibrio alle uve, con le potature, i diradamenti, le vendemmie selettive.

Lo schizzetto le diversità di tre ipotetici piedi in vigneto : la prima molto forte produrra molta uva, di scarsa qualità, l’ultima una quantità discreta, con una produzione limitata, mentre la pianta centrale avrà pochi grappolini, ricchi di tannini ed antociani, una resa molto bassa insomma uva adatta alla produzione di grandi riserve.

Ringrazio Giulio Armani per avervi chiarito parecchi concetti, ci lasciamo con l’intenzione di rivederci per sviscerare meglio le tecniche in vigna e in cantina che portano a vini di qualità. Alla prossima puntata, avanti con la qualità.