La passione per la ricerca nel lavoro di un produttore vitivinicolo piacentino: Luigi Molinelli

Questa primavera Luigi Molinelli ha presentato un vino dal nome misterioso: Be the Change You Want to See. Una frase di Gandhi, ma anche un vero e proprio programma di lavoro! Luigi è letteralmente cresciuto in cantina, già suo padre infatti produceva vino a Ziano Piacentino e Luigi è sempre stato presente in vigna e in cantina al suo fianco.

Dopo gli studi di agraria ed enologia ha affiancato il padre molto più attivamente, raccogliendo quella sua passione per l’innovazione e la sperimentazione: “Mio padre ad esempio ha iniziato ad imbottigliare il vino quando qui nessuno ci aveva ancora minimamente pensato e tutti vendevano il vino in damigiana.” Ma, aggiungiamo noi, senza questo spirito di ricerca non sarebbe neanche stato individuato il vitigno Molinelli, un’uva autoctona molto interessante che è stata ritrovata nei vigneti di famiglia e che ha ricevuto il nome degli scopritori…

La Celata, Tabula RasaMa torniamo ai giorni nostri: capita spesso accostandosi ai vini di Luigi Molinelli di trovare grandi differenze tra le annate e di scoprire anno dopo anno vini nuovi. Esempio ne è Be The Change You Want to See: vino bianco fermo, complesso e affascinante dietro cui si cela la vendemmia 1998 del vitigno Molinelli, ovvero del Tabula Rasa, una bellissima conferma delle potenzialità di questo vitigno che conoscevamo fino ad ora solo nelle sue annate più recenti. Conferma anche della maturità della ricerca di Luigi Molinelli.

La linea di vini prodotta nella cantina Molinelli è molto vasta, questo permette al produttore di sbizzarrirsi studiando, analizzando, provando e scoprendo le caratteristiche dei propri terreni, dei vitigni, delle diverse modalità di vinificazione. “Se non facessi questo mi annoierei terribilmente – dice scherzosamente Molinelli – e dovrei sicuramente cambiare lavoro! Non sono capace di fare ogni anno la stessa cosa, inoltre non credo che arriverò mai alla perfezione, quindi posso permettermi il lusso di cambiare e di sperimentare. Quando ho proposto La Moretta (vendemmia tardiva di bonarda dolce ferma invecchiata in legno. N.d.r.) nessuno credeva che ne avrei venduto una bottiglia. Per me è stato come tornare al passato, ho riassaporato quella bonarda che assaggiavo da bambino e alla fine sono state molte le persone che hanno apprezzato questo vino.”

Da qualche anno Luigi sta lavorando su vini che richiamano la tradizione piacentina facendo uscire con l’azienda La Celata vini davvero particolari. Quest’anno esce inoltre un gutturnio frizzante vinificato in botti di castagno: “Le botti qui nel piacentino non si sono mai fatte con la rovere, la maggior parte erano di castagno, ho provato questo legno e propongo un gutturnio frizzante che ha avuto il tempo di evolversi e maturare. A me i frizzanti non piacciono troppo, inoltre non capisco perché se farli costa di più vengono venduti a prezzo inferiore ai vini fermi… però questo gutturnio frizzante mi soddisfa, è interessante. Non si possono vendere i vini frizzanti tre o quattro mesi dopo la vendemmia, c’è qualcosa che non va, io sto iniziando a vendere adesso la vendemmia 2008.”

Un’altra prova in corso è la vinificazione senza l’utilizzo di anidride solforosa. La maggior parte dei vini che troviamo oggi in commercio infatti utilizza solfiti come conservanti e antiossidanti, come sappiamo però non è indispensabile aggiungerli o aggiungerli in grandi quantità: “Quest’anno usciranno una malvasia ferma e un ortrugo frizzanti senza solfiti aggiunti. I solfiti sono cancerogeni e sono presenti in tutti i cibi confezionati che mangiamo, anche se la legge da dei limiti per ciascun prodotto, nessuno può dire quanti solfiti una persona ingerisce nel corso di una giornata. Io cerco di usarne il meno possibile da molti anni e adesso provo ad eliminarli. Tutti parlano di terroir ma poi vai in cantina e sembra di entrare alla Nasa! Per fare il vino non serve tanta tecnologia, facendo un buon lavoro in vigna, studiando i processi chimici che si innescano naturalmente e pensando a quello che si fa e che si può fare non serve molto di più… In questo modo si eliminano anche molti costi, secondo me basterebbe questa semplice osservazione a far cambiare il lavoro di molti produttori vitivinicoli, ma non è sempre così!”

Buon lavoro e buona ricerca allora a Luigi Molinelli, nell’attesa di assaggiare ancora nuovi, gustosi esperimenti…