La cantina di madre in figlia, conversazione con Chiara e Maria Poggi Azzali

Sono sempre più numerose le donne che dirigono le cantine vitivinicole dei Colli Piacentini e in Italia in generale. Così, in occasione della festa della donna abbiamo cercato di esplorare questo universo al femminile senza pretendere di essere esaustivi, ma andando a chiacchierare con una donna, anzi, con due donne che fanno il vino in Val Tidone, alla Tenuta Pernice.

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L’azienda, che oggi conta 40 ettari di terreni coltivati a vite, è nata dal desiderio di Maria Poggi Azzali nel 1978 senza una tradizione vinicola di famiglia, senza aver rilevato un’azienda già esistente, ma lasciandosi tanto spazio per sperimentare sistemi di allevamento, vitigni e poi modalità di conduzione dell’azienda e di produzione del vino.

Comè nata la Tenuta Pernice?
Mia mamma viene da una famiglia di agricoltori del pavese – racconta Chiara Azzali – lei ha un vero amore per la terra e per le viti, ancora più grande dell’amore che ha per la cantina. E’ sempre stato così fin dall’inizio quando, chiedendo la consulenza dell’Università di Piacenza per testare su questi terreni tipi di impianto e vitigni, mia mamma è venuta a creare questa azienda, trasmettendole tanto del proprio carattere: ha iniziato facendo più vini bianchi e vini frizzanti che rossi e fermi, non adeguandosi completamente alla produzione dei vini DOC di queste zone, ma testando e inventando.
Nel 1978 ha piantato, come primi vitigni, l’ortrugo, la malvasia di candia aromatica, lo chardonnay e il sauvignon. Come dicevo sono stati prima di tutti i bianchi frizzanti i vini della Tenuta Pernice, mamma ha una vera passione per i frizzanti e per l’autoclave, sono diversi dai vini fermi e richiedono una loro pratica di vinificazione difficile e costosa.

Qul è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso sua madre?
Da ragazza venivo qui raramente, è dopo la vendemmia 1997 che non me ne sono più staccata. In questi anni mia mamma che è una persona molto pratica e con una forte manualità mi ha insegnato tanti piccoli e grandi gesti del lavoro in vigna e in cantina. Lei li faceva, io li ripetevo, poi ho iniziato a farli da sola e a ricevere molte sgridate! Adesso posso andare avanti da sola anche se mia mamma segue ancora tante parti del lavoro dell’azienda… Forse la cosa più importante che mi ha trasmesso a livello di pensiero è quella di stare attenti ma di non temere l’errore fino alla paralisi: se si cerca sempre la perfezione ci si paralizza. E questo trasportato nel mestiere del vino significa garantire la qualità sempre e poi tentare la scalata all’eccellenza. Bisogna imparare da tutti ma alla fine imprimere un’impronta personale anche dovendo andare contro corrente: seguire il proprio gusto senza diventare capricciosi.

Lei ha notato differenze di gusto tra uomini e donne riguardo al vino?
Ci sono ancora tante signore a cui non piace il vino rosso o il vino secco, ma più una questione di età…. Una cosa interessante è che in tante famiglie o coppie che vengono qui a comprare il vino spesso è la donna che sceglie i vini per tutta la famiglia. Adesso sono tante anche le donne che coltivano il proprio gusto per il vino, il vino è diventato un piacere per tutti, mentre prima era solo una cosa da uomini. Forse anche per questo, ripeto, ci sono grandi differenze tra donne giovani e donne di una certa età.

E nel lavoro? Il fatto di essere donna modifica il modo di lavorare in cantina?
Credo che non ci siano grosse differenze sul lavoro… una differenza però l’ho vista: io qui sono una donna ma sono anche la persona che conduce l’azienda, quindi non vengo discriminata, ma presenza femminile mia, di mia madre e delle altre collaboratrici che lavorano qui rende l’atmosfera di lavoro più piacevole, gli uomini che lavorano qui sono più educati e più attenti. Poi appunto in azienda lavorano nel processo di vinificazione tanti uomini, quindi non si può dire che sia un’azienda completamente al femminile.

… sentendo parlare Chiara e Maria, corro con l’immaginazione a quei campi e a quella donna che osserva le sue piante di vite per capire come crescono e come ottenere l’uva migliore. Immagino questa donna nel 1978 che impone il proprio modo di lavorare in un mondo agricolo in cui la donna aiutava ma non decideva… Oggi forse le differenze si sono assottigliate, ma restano alla Tenuta Pernice il fascino di un modo di lavorare e di credere nei propri progetti tipicamente femminile…