Inerbimento, i pro e i contro di una diffusa pratica in vigna

I vigneti dell'azienda vitivinicola Pusterla

Si parla tanto, tantissimo, di lavorazioni in vigna ed è un argomento che dovrebbe essere di estremo interesse per tutti coloro che bevono il vino perché dalla qualità dell’uva dipende in gran parte la qualità che troviamo nel bicchiere quando beviamo il vino. Si parla tantissimo di inerbimento che è forse una delle lavorazioni della vigna più facilmente riconoscibili per un non addetto ai lavori, ma cosa comporta l’adozione da parte di un’azienda vitivinicola di questa tecnica di coltivazione della vite? Siamo andati a chiederlo ad Eugenio Gandolfi, agronomo e co-titolare dell’Azienda Agricola La Pusterla sulle colline di Castell’Arquato in Val d’Arda.

Ci può spiegare quali sono i motivi per scegliere l’inerbimento della vigna?
Un’azienda vitivinicola che voglia adottare l’inerbimento in vigna può scegliere tra due modalità: l’inerbimento spontaneo e l’inerbimento artificiale. Con l’inerbimento spontaneo ci si limita a sfalciare ragolarmente l’erba che cresce spontaneamente in vigna e piano piano si seleziona un cotico erboso naturale. Optando per l’inerbimento artificiale si decide invece quali varietà di erbe seminare scegliendo quelle meno competitive per la vite, con il minore sviluppo possibile in altezza e più adatte alla tipologia del terreno. Il più diffuso è l’inerbimento naturale soprattutto per una questione di costi.

Quali sono i pro e i contro dell’inerbimento in vigna?
I vantaggi sono davvero tanti, parto quindi dagli svantaggi: nel primo periodo di inerbimento c’è un maggior costo per il nutrimento della vigna, infatti l’erba entra in competizione con la vite e occorre aumentare un po’ le concimazioni azotate. L’altro svantaggio può invece rivelarsi un vantaggio se si lavora nell’ottica di una produzione di uva di qualità, infatti la competizione che l’erba instaura con la vite porta a un minore rigoglio vegetativo e quindi ad una minore produttività del vigneto.

Di contro i vantaggi sono numerosissimi: come già detto si ottiene un’uva di migliore qualità, inoltre l’inerbimento riduce marciumi e la possibilità di botritis in vigna. L’inerbimento aiuta a combattere gli effetti erosivi del terreno, facilita la transitabilità del vigneto sia a piedi che con mezzi meccanici oggi fattore molto importante visto l’alto numero di volte che in ogni stagione dobbiamo transitare in ogni filare. Dal un punto di vista della nutrizione della vite inoltre se da un lato l’erba entra in competizione con la vite, dall’altro il terreno non lavorato permette lo sviluppo di radici superficiali in grado di assorbire i nutrimenti dallo strato di terreno più fertile. Vengono inoltre resi più facilmente disponibili alcuni micro-elementi legati a frazioni organiche.

La presenza dell’erba influisce anche sullo sviluppo vegetativo della vite: mantiene il terreno più fresco quindi in primavera la vite ritarderà il germogliamento di diversi giorni; questo permette talvolta di sfuggire gelate tardive primaverili per contro la vite parte con un leggero ritardo vegetativo.

Il fatto che con l’inerbimento le radici della vite sono più superficiali non confligge con la ricerca di una territorialità del vino? Mi spiego meglio: si dice che più le radici della pianta scendono in profondità più il sapore dell’uva rispecchierà gli elementi contenuti nel terreno aumentando così la tipicità del vino e il suo legame con il territorio. Ma se la pianta trae nutrimento dallo strato più superficiale del terreno questo argomento decade?
No, perché le radici fittonanti della pianta scendono comunque in profondità nel terreno per cercare acqua mentre le radici più superficiali assorbiranno prevalentemente gli elementi nutritivi nello strato che più ne è ricco.

Come dicevo prima, l’erba nel vigneto regola la presenza dell’acqua, infatti tutti i vigneti delle zone molto piovose sono inerbiti: in primavera quando piove molto l’erba utilizza parte dell’acqua in eccesso, in estate quando c’è carenza d’acqua, soprattutto nelle nostre zone, l’erba è comunque la prima a seccare e quindi non entra più in competizione con la vite.

L’inerbimento crea un equilibrio naturale nel vigneto: l’erba tagliata e lasciata in vigneto costituisce una sorta di pacciamatura che ripara le radici dal caldo più forte e inoltre restituisce al terreno gli elementi nutritivi precedentemente assorbiti e utilizzati, rendendoli disponibili nella soluzione circostante. La presenza dell’inerbimento facilita inoltre l’instaurarsi di un equilibrio biologico tra microrganismi e gli insetti del terreno.

Diceva prima che l’inerbimento limita l’erosione del terreno, potrebbe spiegarmi meglio?
Quando un terreno è lavorato gli agenti atmosferici tendono a trasportare verso il basso le particelle più fini e gli elementi nutritivi del terreno causando un impoverimento delle zone più alte. E’ un fenomeno di cui ci siamo accorti solo di recente perché sono poche decine d’anni che i terreni vengono lavorati, si sta quindi cercando di correre ai ripari attraverso l’applicazione di regolamenti (ad esempio Lotta Integrata) che richiedono di rispettare la regimazione delle acque e di non intervenire con la lavorazione dei terreni, mantenendoli inerbiti, durante l’autunno e l’inverno. L’inerbimento riduce infatti il problema dell’erosione del terreno quasi completamente. Un tempo la sostanza organica veniva reintegrata con il letame, pratica ormai in disuso, oggi si utilizzano prevalentemente concimi chimici con un progressivo impoverimento della frazione organica del terreno; l’inerbimento contribuisce con il suo apporto di vegetali che vengono in parte unificati, a mantenere la sostanza organica nel terreno.

Esitono vie intermedie tra il vigneto inerbito e il vigneto fresato?
Alcuni viticoltori scelgono la tecnica dell’inerbimento a filari alternati specialmente nel periodo primaverile: fresano un filare si e uno no per permettere il transito della trattrice. Altri, ed è la tecnica più diffusa negli ultimi anni, lasciano inerbita la parte centrale del filare mentre tengono sgombro da erbe durante il periodo estivo lo spazio sulla fila procedendo a diserbo o fresatura vicino ai piedi della vite. Questa seconda metodologia di lavoro è piuttosto costosa, può quindi essere impiegata di preferenza nei primi anni di impianto delle barbatelle quando le piantine ancora piccole non hanno sufficiente energia per competere con l’erba.

Ringraziamo il Sig. Gandolfi dell’Azienda Agricola La Pusterla per le utili informazioni e lo salutiamo nella speranza di avere nuove occasioni per approfondire altri aspetti del lavoro in vigneto.