Il viticoltore: produrre uva per chi produce vino, un lavoro non semplice

Nei nostri peregrinare per queste valli ci siamo più volte imbattuti in produttori di uve che non vinificano, d’altra parte le cantine sociali e alcune grandi private vinificano solo e non producono uve o ne producono solo parte di quelle utilizzate.

Per capirne di più di questo importante e non semplice lavoro, siamo andati a sentire il Dott. Mario Chiesa, che oltre ad essere presidente del Consorzio di tutela vini DOC dei Colli Piacentini, è da sempre e di famiglia un viticoltore, contitolare dell’azienda agricola Veano Casolo snc, sita nella zona conoscuta come il Bagnolo nel comune di Ponte dell’Olio.

Per chi non conosce la zona diciamo che è un luogo molto vocato, esposto a sud, di media collina. Tutti gli impianti (complessivi 25 ettari) sono studiati per la raccolta meccanizzata, il sistema di allevamento è il Guyot, la densità dei ceppi è 4500 per ettaro. Quello che si nota a prima vista è che i piedi delle viti sono insolitamente lontani dai pali di sostegno, che sono leggermente flessibili.

Visitando le vigne il dott. Chiesa ci ha spiegato come vengono fatte le potature e la cura delle viti. La cura delle piante è individuale, fatta manualmente da personale specializzato. Questo permette di ottenere il posizionamento dei grappoli solo sul filo inferiore dell’impianto, cosa che permette una raccolta meccanica di qualità, con una bassima percentuale di foglie nel prodotto. Parlando di qualità si viene ovviamente a parlare di rese per ettaro, e di tipologie di cloni impiantati.

La resa massima degli impianti è di 80 quintali per ettaro, la scelta dei cloni da impiantare è stata ponderata, e dopo accurate analisi dei terreni, delle condizioni climatiche medie, è caduta su cloni francesi a bassa produttività per i vitigni non autoctoni,mentre per i vitigni tradizionali si sono scelti cloni italiani e selezioni locali, come la bonarda, le cui marze provengono dall’azienda Lusenti di Vicobarone di Ziano Piacentino.

I vitigni impiantati sono Sauvignon (cloni 316 – 298 – 294) Cabernet Sauvignon (cloni 15 – 337 – 338) Merlot, pinot, Nero e Chardonnay per quanto riguarda i francesi, mentre per i tradizionali piacentini sono impiantati Barbera (cloni AF84 – Fedit3) Bonarda (cloni M10 di Riccagioia oltre alla già citata selezione di Lusenti) e Ortrugo.

I trattamenti in azienda sono il possibile ridotti e vengono utilizzati prodotti a basso impatto ambientale; nei vigneti in questi anni si sta sperimentando la concimazione fogliare.

Tutto il raccolto viene conferito alla Cantina Valtidone, il Pinot nero serve alla produzione del Novello, il Sauvignon entra nel programma per le selezioni ad alta qualità, così come le uve Barbera ed Ortrugo.

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