I vini bianchi di Cardinali raccontano la propria evoluzione

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Abbiamo partecipato ad una bellissima degustazione nella piccola sala di degustazione della cantina Cardinali sulle colline di Castell’Arquato. Tre vini, cinque bottiglie, molti anni…

Fino alla vendemmia 2002 l’azienda vitivinicola Cardinali ha prodotto il Calanchi, un Monterosso Val d’Arda DOC estremamente tradizionale, un vino bianco frizzante molto piacevole perfettamente in linea con le usanze della Val d’Arda e dei Colli Piacentini in genere. Ne abbiamo potuto gustare una bottiglia dell’ultima vendemmia, la 2002. Nonostante il tempo e il tappo non proprio perfetto, il vino ha mantenuto le sue caratteristiche di freschezza.

Dall’anno successivo però i fratelli Alberto e Laura Cardinali hanno abbandonato il tradizionale Monterosso frizzante per percorre altre strade e nonostante la difficile annata hanno creato con le uve provenienti da quelle stesse vigne il loro Solata e lo spumante. Ed è davvero interessante oggi ripercorre quella strada e vedere come un produttore evolve partendo dal materiale delle proprie vigne, in questo caso dai vigneti di uve bianche che danno Chardonnay, Malvasia aromatica di Candia, Ortugo e Marsanne.

Secondo noi la strada imboccata è decisamente quella giusta, lo avevamo già scritto in una recensione del Solata pubblicata diversianni fa, ma riassaggiare oggi quella bottiglia di Solata 2003 non ha potuto che confermarlo: il vino è evoluto bene, nonostante l’annata torrida, e ancora oggi conserva una buona freschezza.

La sfida per Cardinali era quella di fare un vino bianco con macerazione, ma nel 2003 i tempi non erano ancora del tutto maturi perché potesse essere apprezzato pienamente, nelle annate successive quindi sono uscite bottiglie di Solata vinificate con un tocco più lieve. A distanza di alcuni anni e dopo uno studio sul campo fatto vendemmia dopo vendemmia torna il Solata con macerazione sulle bucce. L’annata 2009 che abbiamo potuto assaggiare durante la stessa degustazione con pochi giorni bottiglia è tornato ad esprimere quel carattere che avevamo trovato nelle prime bottiglie: la vinificazione non è certo spinta verso macerazioni lunghissime, ma il vino ha decisamente acquistato carattere pur mantenedosi fedele a se stesso.

Seconda sfida: lo spumante. Con le stesse uve del Monterosso nel 2003 Cardinali ha creato uno Spumante Brut. Abbiamo riassaggiato nel corso di questa degustazione sia lo spumante della vendemmia 2003 (di avevamo già scritto in una recensione alcuni anni fa) che quello della vendemmia 2007 sboccato da poco. Una netta differenza tutta a favore del 2007. Ovviamente scatta la curiosità e partono le domande, da dove viene questa differenza?

Lo Spumante 2007 è un pas dosé, ovvero al momento della sboccatura non è stato aggiunto liqueur, questo permette agli aromi delle uve di emergere con una chiarezza straordinaria e di dare a questo vino un carattere davvero unico in cui si può percepire il territorio. Ma non è tutto: non sono stati aggiunti solfiti.

Spesso gli spumanti che troviamo in commercio contengono dosi molto alte di solfiti e questo, lasciando da parte la questione sanitaria, ne modifica sostanzialmente il sapore e i profumi.

Di molto ridotto il passaggio in legno, la freschezza è decisamente aumentata.

Vi lasciamo alle immagini della degustazione con un invito ad assaggiare questi due vini…