I Colli Piacentini visti da Giorgio Melandri, curatore della guida del Gambero Rosso 2011

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Il prossimo fine settimana si svolge presso i padiglioni della fiera di Faenza Enologica, il salone dei vini e dei prodotti tipici dell’Emilia Romagna. Un appuntamento che può costituire un momento annuale di confronto tra i diversi territori della regione e tra colleghi di lavoro oltre che con il pubblico di operatori ed appassionati. Curatore del salone è Giorgio Melandri, che è anche punto di riferimento della Guida ai Vini d’Italia del Gambero Rosso per la regione Emilia Romagna, punto di riferimento e bersaglio in questi giorni delle rimostranze di produttori e consorzi dai Colli Bolognesi alla Romagna. E’ accusato di poca diplomazia o di poca competenza e forse se i produttori piacentini o il consorzio colli piacentini fossero più coesi arriverebbe una bella lettera a Melandri anche da parte loro. E’ sempre difficile fare autocritica o approfittare delle osservazioni esterne per un bel momento di crescita.

La Guida ai Vini d’Italia 2011 riconosce i Tre Bicchieri a 3 vini dei Colli Piacentini: la Macchiona 2006 della Stoppa, il Vinsanto di Albarola 2000 di Barattieri e il Vinsanto di Vigoleno 2000 di Lusignani. Sono riconoscimenti importanti e davvero gratificanti ma che rimangono ancora una volta limitati un po’ alle solite aziende e alle solite tipologie. Sorge allora spontanea la domanda su cosa ci sia attorno a questi vini su un territorio altamente vitato e che può contare migliaia di produttori di uva e di vino. Mi sembra che Giorgio Melandri abbia in parte centrato il problema dei vini prodotti sul territorio dei Colli Piacentini (cito dall’introduzione della guida del Gambero Rosso 2011):

“Purtroppo in generale a Piacenza sono ancora troppi i vini “tecnici” e le espressioni piegate a presunte logiche di mercato, dei compromessi che levano originalità senza dare in cambio contropartite. E’ una stagione che questa comunità di produttori fatica a smaltire e difficilmente l’interesse del mondo del vino si rivolgerà ai colli piacentini fino a che i vini saranno così lontani dai loro territori. Anche i vini più semplici sono spesso deboli, per fare un esempio mancano, a parte rarissime eccezioni, dei gutturnio frizzanti di qualità”.

Ancora troppi… mi verrebbe da dire che sono sempre di più vini tecnici, vini che non rispecchiano il territorio e evidenzia come non ci siano dei Gutturnio frizzante interessanti.

Ancora prima di leggere la guida (chi ci segue saprà sicuramente che non siamo accaniti lettori delle guide enologiche!) abbiamo pensato di chiedere a Melandri di raccontarci come lui vede il nostro territorio.

Giorgio Melandri: Per la guida di quest’anno ho utilizzato una chiave di lettura diversa da quella data anni fa, una chiave di lettura che cerca la territorialità dei vini, concetto spesso esposto ma poco praticato dai produttori di vino in generale in Italia. Oltre ai vini che hanno ricevuto i Tre Bicchieri ho portato in finale anche vini della Tosa, ma i suoi vini oggi esprimo ancora un’idea formale di vino che non rispecchia il territorio.

Vinipiacentini.ne: Quindi secondo te esiste una tipicità del Gutturnio?
Giorgio Melandri: Certo che esiste, ma bisogna svilupparla. Secondo me è triste che la Stoppa non venga presa in considerazione come modello, non credo a questo affanno sulla parte formale del vino che ha Pizzamiglio. Come ho scritto nell’introduzione alla guida, la Stoppa negli anni ha seguito un proprio linguaggio senza cedere a compromessi e quella deve essere secondo me la strada per trovare un’identità. Il gutturnio deve esprire una sua identità, non inseguire un gusto internazionale, il gutturnio frizzante deve avere freschezza e immediatezza, non certo imitare il lambrusco, le barbere dei Colli Piacentini potrebbero altrettanto venir fatte meglio di adesso… io odio i residui zuccherini nei vini. Questo per me è il territorio. Nei Colli Piacentini siamo all’anno zero, ci sono diverse valli e diverse situazioni ambientali ma ancora non esistono esperienze per ragionare sul territorio. Piacenza è molto indietro.

Vinipiacentini.net: Ad Enologica partecipa un bel gruppo di produttori dei Colli Piacentini (Cantina Val Tidone, Casè di Alberto Anguissola, Marco Cordani, Gualdora, il Maiolo, la Stoppa, la Tosa, Luretta, Manara), sono presenti anche piccole e giovani aziende vitivinicole che stanno sviluppando un proprio linguaggio e stanno dando un’interpretazione del territorio, come mai non le troviamo sulla guida?

Giorgio Melandri: Le due cose (la guida e la manifestazione) non sono coincidenti, si tratta di due progetti diversi non solo per numero di “posti” disponibili ma anche come filosofia che vi sta alla base: la guida vorrebbe rappresentare l’estrema sintesi del territorio, ha anche un ruolo istituzionale. Non vengono solo presentati dei vini, ma il lavoro di aziende che devono avere una storia e un’affidabilità media. Se una guida non manda i propri vini alla guida, ma ritengo che sia importante la sua presenza vado a comprarli mentre per Enologica è diverso: partecipano le aziende che sono interessate a partecipare. Perché io possa scrivere di un’azienda sulla guida non devo trovare solo il vino buono, ma una coerenza complessiva tra il progetto, i vini e tutto: non è che adesso va di moda il biodinamico e aggiungi un vino così alla tua gamma, se questo è il discorso non lo inserisco sicuramente. Metto in guida aziende che esprimono tipicità.

Vinipiacentini.net: Premetto che non leggo le guide, ma nell’elenco di nomi che mi hai fatto vedo anche aziende (come la Cantina Valtidone) che non hanno mai fatto e ancora oggi non fanno un discorso di valorizzazione del territorio.

Giorgio Melandri: Vero, sono presenti, ma la guida bisogna anche leggerla: la Cantina Valtidone è presente con una scheda piccola e i vini che non esprimono tipicità hanno un solo bicchiere.

La separazione Slow Food/Gambero Rosso per i Colli Piacentini ha sicuramente segnato un passo in avanti nella comprensione del territorio (la guida Slow Wine 2011 ha premiato come Grandi Vini nella provincia di Piacenza il Vinsanto di Albarola 2000 di Barattieri e il Cabernet Sauvignon Luna Selvatica 2008 della Tosa e non premia con chiocciola il lavoro di nessuna cantina), per tanti anni infatti noi della redazione ci siamo trovati a discutere con i referenti Slow Food di Piacenza sulla tipicità del Gutturnio: noi sostenevamo che l’avesse o la potesse avere, loro dicevano che non esisteva tipicità del Gutturnio… Quindi non possiamo che essere contenti di questo cambio di direzione fatto almeno dalla guida Gambero Rosso.

Tutto questo mi porta ad esprimere due riflessioni. La prima sul ruolo delle guide enologiche e del loro rapporto con produttori e consumatori (in questo caso è opportuno usare questa parolaccia): le guide, le persone e le mode cambiano, possono cambiare anche repentinamente e con questo cambiamento determinare successi e crolli di un territorio. Per fare un vino occorrono decine di anni, si parte dalle scelte fatte al momento dell’impianto del vigneto, si continua con il modo di curare i vigneti e con la vinificazione di ogni singola annata, a volte si aspettano anni prima di mettere in commercio un vino e nel frattempo le mode possono essere cambiate così come i referenti delle guide! Perciò spero davvero che i produttori riescano a seguire dei propri percorsi personali e di territorio senza inseguire mode ballerine. Credo che le riflessioni di Melandri sulla guida Gambero Rosso di quest’anno siano importanti e spero che possano servire da stimolo per sviluppare un discorso di territorio e valorizzare quello che di positivo e importante abbiamo sui nostri colli piacentini, ma senza seguire la moda o le direttive di una guida.

La seconda riflessione riguarda invece i principi ispiratori di una guida enologica: non dovrebbe forse funzionare da talent scout? Perché non lasciarsi prendere dalla voglia di andare a scoprire il territorio sul campo e il lavoro di chi zitto zitto in questi anni ha seriamente ricercato un’identità per il Gutturnio, la Malvasia e l’Ortrugo? Questo era stato lo spirito delle prime guide, oggi questo incarico se lo sta assumendo internet dove centinaia di appassionati, ma anche di giornalisti, raccontano e condividono ogni giorno le proprie scoperte e le emozioni provate davanti a un vino, visitando un’azienda o parlando con un produttore. Non è difficile, basta volerlo… sarebbe forse un reale stimolo per i produttori a fare quello che ritengono giusto ed interessante invece che inseguire le mode. Il primo passo è stato fatto, vedremo in futuro.