Frizzanti ma non solo, presente e futuro dei vini piacentini

A pochi giorni dall’inizio del Vinitaly, la più importante vetrina per i vini italiani, proviamo a fare il punto sulla vitivinicultura piacentina. Per fare questo abbiamo raccolto i pareri di diversi produttori e abbiamo sentito il Consorzio di tutela vini D.O.C. dei colli piacentini. Ne abbiamo ricavato un quadro abbastanza sereno, nonostante la crisi che si fa sentire non poco a livello nazionale. Le rimanenze in cantina sono praticamente nulle per i vini di pronta beva, mentre i vini più strutturati stanno trovando la loro nicchia di mercato nel panorama italiano e non solo.

Molto probabilmente questa “isola felice” è dovuta a fattori diversi: la strutturazione delle aziende dei nostri colli, ovvero piccole realtà agili e molto legate al territorio; la tipicità dei vini piacentini che si legano molto bene con la tradizionale cucina padana e con le altre cucine altrettanto ricche e grasse tanto diffuse nella tradizione italiana; e per finire un terzo fattore altrettanto importante, il rapporto qualità prezzo che rimane decisamente buono in rapporto alla media nazionale.

Il gutturnio è decisamente il vino trainante di tutto il panorama piacentino. Nella tipologia frizzante è molto apprezzato anche se le vendite sono limitate alla nostra provincia e ad alcune zone limitrofe. Il discorso si fa un poco più complesso per le tipologie ferme. Nonostante l’indubbia qualità, la classificazione di queste in troppe denominazioni non aiuta certo il consumatore ad orientarsi. Ma su questo argomento torneremo nello speciale Gutturnio di prossima pubblicazione.
Bene anche i vini bianchi frizzanti di tradizione, un poco più difficile per i vini bianchi fermi strutturati ma pensiamo che la Malvasia Aromatica di Candia in purezza o in uvaggio possa avere un grande futuro per le qualità intrinseche del vitigno. Occorre a nostro parere lavorarci sopra sia in vigna che in cantina, limitando le rese e incrementando la qualità.
Discorso analogo si può essere fatto per la Bonarda, altro vino dalle potenzialità alte. Molto bene anche per i vini passiti e i bianchi a vendemmia tardiva, la qualità si molto innalzata. Faticano invece gli spumanti.

La strada che vediamo per il futuro è una strada di tradizione e innovazione. Tradizione nel senso di preservare la tipicità dei nostri vini, utilizzando esclusivamente vitigni di tradizione. Innovazione nel senso di continuare a cercare i miglioramenti qualitativi, senza cercare scorciatoie di nessun genere in vigna e soprattutto in cantina. Cercare la riconoscibilità territoriale e aziendale dei vini, esaltando le caratteristiche proprie dei vitigni e del territorio può essere la strada per valorizzare i vini dei Colli Piacentini.

Una ultima piccola osservazione: mi piacerebbe vedere utilizzati i vini piacentini per valorizzare il terriritorio e viceversa. Natura, vini, castelli, ottima cucina sono parti di un’unica cultura e possono davvero fare decollare questi valli e questi colli.