Buca delle Canne, un angolo di Francia sui colli piacentini

Un piccolo angolo di Francia, trasportato sui Colli Piacentini. Siamo alla Stoppa in una laterale della Val Trebbia, la val Trebbiola. Qua c’è una delle pochissime vigne italiane di semillon, grande vitigno bordolese a bacca bianca.

Un ettaro scarso di questo vitigno, in una piccola porzione di vigna messa a dimora un’ottantina di anni fa dall’avvocato Ageno, antico proprietario dell’azienda. Da questa vigna nasce il Buca delle Canne uno dei pochissimi vini botrizzati in Italia, ovvero un vino ottenuto da chicchi di uva attaccati dalla muffa nobile la Botrytis cinerea. Il risultato è uno dei più grandi vini da meditazione italiani, una chicca rara prodotta non in tutte le annate ma solamente quando l’andamento stagionale permette una raccolta ottimale. La produzione è quasi inesistente circa 400 mezzine l’anno.

Le particolarità di questo vino nascono, oltre che dalle prerogative intrinseche dell’uva, da questa botrite e da una vendemmia che dura intorno ai 40 giorni, con passaggi giornalieri in vigna dove non si raccolgono grappoli, ma acini scelti ad uno ad uno da personale espertissimo e dotato della pazienza di Giobbe.

Pensate che in una mattina quattro persone hanno raccolto all’incirca 120 kg, che sono stati immediamente inviati alla pigiatura. L’attrezzo impiegato è un piccolissimo torchio a gabbia, manuale.

Il mosto nelle annate migliori fermenta in barrique, altrimenti, quando la produzione non è sufficiente a colmare il legno, avviene in damigiana. Ovviamente, e dico ovviamente perchè siamo alla Stoppa, non vengono aggiunti lieviti e la solforosa viene aggiunta in dosaggi molto bassi considerando la tipologia del vino.

E a questo punto inizia una lunga e lenta fermentazione, che si arresterà spontaneamente a equilibrio naturale raggiunto. Un travaso di pulizia e la filtrazione finale completano la lavorazione di questo vino. L’imbottigliamento solitamente avviene a fine agosto, appena poco prima dell’inizio della nuova vendemmia.

La prima bottiglia è stata prodotta nel 1989 sono seguite le annate 1993, 1996, 1997, 1998, 2000, 2001, 2004 e 2005.

Ma veniamo al vino nel bicchiere. Il colore è paglierino più o meno intenso a seconda delle annate, al naso note di agrumi e zafferano, che vengono evidenziate con l’invecchiamento.

Il residuo zuccherino è abbastanza alto, ma assolutamente bilanciato da una acidità che rende facile la beva. In bocca è complesso lungo il finale senza chiusure spiacevoli.

Un grande piacentino insomma, un grande vino a livello nazionale, in grado di combattere ad armi pari con parecchi Sauternes francesi.

Il parere di chi l’ha bevuto

Riceviamo il parere su questo da Marco Manzoli, un grande appassionato di vino, e naturalmente volentieri lo rendiamo pubblico. L’annata assaggiata è la 96, accompagnata da vini del calibro di Vin Santo Trentino 1995 di Francesco Poli, Vinsanto di Montepulciano “Il Conventino”, Vinsanto di albarola Otto Barattieri di S.Pietro 1996, Vinsanto “speciale” di S.Giusto a Rentennano 1999, Chateau d’Yquem 1986, Vin Santo Occhio di Pernice 1990 Avignonesi, Quintessence de Grains Nobles GWTraminer 1989 Cuvée D’Or Domain Weinbach clos de capucins Colette Faller…

Buca delle Canne 2000 La Stoppa . Una grande , grandissima conferma : chi non conosceva questo vino è rimasto letteralmente basito…

Ambrato dorato , denso ma luminoso . Naso esemplare di botrite e cannella , suadente e non invasivo , poi spezia più consistente , poi miele … gulp … Bocca con una entrata da impazzire , goudron ( nebbioleggiava) e aghi di pino , poi distesa di frutta secca , fichi e ancora una leggera salvia … ma che piffero . Persistenza , per fortuna , lunga ma non infinita , 95/100 . In bocca pulizia assoluta , è stato uno dei parametri principali della serata.

Oltre i complimenti per la spendida degustazione, un grande grazie a Marco per aver concesso queste note per la pubblicazione su Vinipiacentini.net