Aldo Venco, enologo, ci presenta il terroir piacentino

Siamo stati a fare visita a Aldo Venco , enologo piemontese, scuola di viticultura di Alba, collaborazioni con molte cantine piemontesi ed in Oltrepo Pavese, ma che è anche attivo e collabora con alcune piccole aziende piacentine, sparse nella provincia. Abbiamo chiesto a Aldo come vede, il terroir piacentino, quali differenze trova con l’Oltrepo e quali potenzialità ci sono per la produzione di vini di alta qualità.

Aldo Venco, enologoIl colloquio si è svolto nella sede di Ampelidea, a Casteggio, azienda di consulenze enologiche e laboratorio di analisi di proprietà di Aldo Venco e Giuseppe Zatti .

Ma torniamo al terroir piacentino, Aldo sostiene che ha ottime potenzialità, un patrimonio di vitigni di primordine ( Barbera, Bonarda, Malvasia), e una nome di un vino il Gutturnio da non sprecare. Forse c’è meno varietà geomorfologica che in Oltrepo, ma questo se da una parte può essere un limite, dall’altra può dare una omogeneità ai prodotti della zona.

Oltrepo, Colli piacentini e in un certo senso anche Colli tortonesi sono una sola zona, stesse condizioni climatiche, stessa esposizione, e anche storicamente la stessa storia di viticultura se non povera, semplice.

Questo non significa che queste terre non possano essere patria di grandi vini, anzi parecchi buoni esempi ci sono, bisogna crederci, lavorare tanto, a partire dalla zonazione dei nuovi impianti, dalla selezione clonale specialmente su bonarda e malvasia, e abbandonare le enormi produzioni per ettaro che tradizionalmente si facevano.

Un altro problema comune alla zona è quello di imparare ad aspettare i vini, soprattutto i rossi strutturati. I tannini della bonarda, o croatina che dir si voglia, hanno bisogno di tempo, anni, per smussarsi ed addolcirsi, la barbera, se ben coltivata e ben trattata in fase di vinificazione, tira furi grandi cose con il trascorrere del tempo.

Altra cosa importantissima è capire la microzona dove si opera, alcune terre danno vini potenti, altre sono più vocate alla finezza; e la microzona può anche essere piccolissima anche una sola vigna o addirittura una parte di essa.

Esce insomma il discorso del Cru, il vino figlio della vigna, di una piccola porzione di terreno, simile ad altri, ma anche con le proprie peculiarità, i propri caratteri distintivi.

Terminiamo il nostro incontro con Aldo Venco, visitando una bella azienda che lui segue, la Bellaria di Maiano di Casteggio, assaggiando una splendida barbera, l’Olmetto 2001, vino vero di territorio. UNn grazie e un arrivederci ad Aldo, un arriverderci in una delle aziende piacentine che lui cura.